Coronavirus CONTRO lavoro

Coronavirus CONTRO lavoro

Le analisi sono sempre ciniche, perché richiedono di osservare i dati e non le persone. La peste ci ha colti e sta rivelando l’assoluta destrutturazione della società mondiale. Quello che serve oggi è sapere moderno.

Il mondo è andato avanti per assoluta casualità, normando sovrastrutture solo per la parte bassa della popolazione. Una delle parole che più frequentemente sentiamo è “smart working”, in una nazione che non ha un apparato di telecomunicazioni di qualità (né terrestre, né wireless). Siamo così smart che per andare in giro dobbiamo stampare in casa, o copiare a mano, un’autocertificazione: certo per la maggior parte di noi bastava un’app sul cellulare, e per una parte rilevante anche con identità Spid (sapete cos’è?).

Lo smart working e le sue tecnologie esistono da sempre, per chi deve lavorare davvero. Altrimenti non sei competitivo e non lavori, non mangi. Per la maggior parte delle persone, invece, è solo un peso in più, un fastidio, perché la testa non assorbe un diverso metodo di lavoro, pressante ma efficiente.

Per molti, il problema del mangiare è da risolvere con regalie di genere vario, per cittadinanza o inclusione, ma sempre regalie. In realtà la gran parte del pubblico e una minor parte del privato di fatto fanno bullshit jobs, lavori inutili, inventati dopo la Grande Depressione. L’incredibile disoccupazione fu risolta con assunzioni di massa in posti inventati nel pubblico, osteggiati dall’imprenditoria e poi reinventati dalle Corporation. I bullshit jobs sono un sussidio camuffato da lavoro. Stavano già per essere spazzati via dall’organizzazione suggerita dall’intelligenza artificiale, ma niente come una crisi economica creerà un effetto pulizia ovunque.

Il Coronoavirus sta mettendo in chiara evidenza quali siano i settori produttivi e quali quelli accroccati (se non inventati), quale sia il peso della normativa, quale sia la reale competenza.

Parliamo proprio di questo, di competenza: il mondo è pervaso da poor scholarship, dall’ignoranza. Crediamo a qualsiasi fesseria perché non abbiamo competenze, perché senza sapere il verosimile è uguale al vero.
Molte persone però hanno un sapere moderno. Molte di queste persone, sparse ovunque nel mondo, stanno sviluppando maschere, schermi, respiratori, che non potrebbero essere usati per le vigenti normative. Ne parla, meglio degli altri, Alessandro Ranellucci in questo articolo. E’ la prima volta che il nuovo sapere mostra la sua utilità contemporaneamente in tutto il mondo, con un sapere moderno (elettronica, modellazione, stampa 3D) condiviso da decine di migliaia di persone e replicato da migliaia di persone ovunque. Sono persone normali, con le loro idee e fissazioni, ma con capacità moderne, orari moderni, che loro non chiamano smart working.

Il sapere del passato è bellissimo, perché ha avuto secoli, millenni per far parlare di sé.

Per studiare il passato c’è sempre tempo.

Ma nell’oggi, il primo posto dev’essere dato al sapere moderno.

 

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