“Cose molto italiane”: una celebrazione del Made in Italy al MIMIT, tra identità, innovazione e orgoglio nazionale
Nella giornata del 3 aprile 2025, in un clima reso ancora più carico dall’annuncio dei dazi da parte del Presidente statunitense Donald Trump, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha ospitato la presentazione del libro Cose molto italiane. Le icone che hanno fatto la storia del Made in Italy (Ultra Edizioni) della giornalista e scrittrice Camilla Sernagiotto. Un appuntamento simbolico e dal grande impatto culturale, che ha visto riunirsi, nella sala Parlamentino del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il gotha delle aziende italiane simbolo del nostro patrimonio produttivo, presentato e moderato dalla giornalista, saggista, conduttrice radiofonica e produttrice televisiva italiana Paola Severini Melograni.
“Io mi occupo in particolare di diritti sociali e disabilità, e permettetemi di dire che questo mondo del Made in Italy è il mondo che fa andare avanti queste nostre famiglie, soprattutto quelle più fragili”, ha spiegato Paola Severini Melograni. “Negli ultimi dieci anni, soprattutto il settore alimentare italiano ha accolto i nostri ragazzi e ragazze con disabilità come se fossero nelle loro grandi famiglie delle aziende. Quindi io, in primo luogo, devo dire grazie al mondo dell’imprenditoria italiana, che ha saputo rispondere a questa esigenza. Il secondo motivo per cui sono qui insieme con voi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy è Camilla Sernagiotto, che se non ci fosse bisognerebbe inventarla… Lo scorso anno abbiamo presentato un altro suo libro, che voi tutti conoscete, ossia Senza scadenza. L’intramontabile packaging made in Italy. Nel suo nuovo Cose molto italiane, ha raccontato altre 61 aziende nostrane. E non ci sono soltanto le aziende: ci sono prodotti, ci sono addirittura dei giornali… C’è tutta la nostra vita, la vita dell’Italia”.
Il responsabile eventi del MIMIT, Emanuele Cigliuti, ha aperto i lavori sottolineando: “È il secondo anno che ospitiamo la presentazione di un libro di Camilla, che ormai è diventata un’amica. L’anno scorso eravamo presso il Salone degli Arazzi per il suo Senza scadenza. L’intramontabile packaging made in Italy e oggi eccoci al Parlamentino a celebrare la nostra identità e tradizione in queste ore molto delicate”.
Il Consigliere del Ministero per l’internazionalizzazione del Made in Italy, Roberto Luongo, ha evidenziato la rilevanza della giornata e il valore dell’export italiano: “Oggi siamo capitati proprio nella giornata più rilevante di quello che è l’aspetto del Made in Italy. Oggi siamo soprattutto qui per celebrare il libro di Camilla Sernagiotto, Cose molto italiane, che – così come Senza scadenza – è un po’ la quintessenza del nostro Made in Italy. Ciò a cui teniamo qui al Ministero è che il Made in Italy non sia qualcosa di legato solo al passato. L’obiettivo centrale della promozione del Made in Italy e della Giornata del Made in Italy, che si celebra ogni anno il 15 aprile, è avvicinare i giovani alla produzione”. Roberto Luongo ha fatto notare come “il 40% della ricchezza nazionale deriva dall’esportazione del nostro Made in Italy, una quota molto rilevante”, affermando che “il mercato statunitense è un mercato difficilmente sostituibile perché ci dà 38-40 miliardi di saldo attivo della bilancia commerciale”, motivo per cui “nessuno si illuda di poter sostituire il mercato americano. Il governo sta lavorando per stabilire delle strategie”.
Federico Eichberg, Capo di Gabinetto del Ministero, ha sottolineato l’impegno istituzionale in risposta agli attuali scenari internazionali: “È incredibile quanto oggi, da mezzanotte, senta profondamente la parola ministerium, che vuol dire servizio. Stiamo lavorando da ieri sera perché queste ‘cose molto italiane’ possano continuare a essere quello che sono. Oggi è una giornata in cui capiamo che siamo qui per dare supporto in momenti di shock come questo”. Proprio in quelle ore, l’Onorevole Ministro Adolfo Urso non ha potuto presenziare all’evento poiché chiamato dal Presidente Giorgia Meloni a Palazzo Chigi assieme agli altri Ministri per studiare assieme strategie e soluzioni possibili da attuare per fronteggiare il problema dei dazi.
Il libro Cose molto italiane è diventato così il filo conduttore per raccontare le storie di imprese simbolo del nostro tessuto produttivo. Un mosaico di eccellenze che hanno preso voce in prima persona. Non sono mancati all’appello tanti rappresentanti delle decine e decine di aziende di cui il libro di Sernagiotto parla. “La fortuna di una scrittrice che per la presentazione del proprio libro ha i capitoli in carne e ossa davanti a sé, pronti a parlare direttamente, è indescrivibile. E quello che voglio fare oggi è proprio quello che ho fatto anche con i miei libri sul Made in Italy: dare la parola a voi, che siete i massimi rappresentanti di questo patrimonio culturale, prima ancora che commerciale”, ha premesso Camilla Sernagiotto, passando poi la parola a tutti i presenti, che sono intervenuti uno a uno.
Ed è così che si è dipanato un racconto corale che insegna come la passione, la tradizione e il buongusto (tre degli ingredienti basilari della ricetta del Made in Italy) siano sempre elementi vincenti, in qualsiasi periodo storico e in ogni condizione. Oltre a raccontarsi, i rappresentanti delle aziende hanno portato i loro prodotti da esporre al MIMIT, in un evento che ha così unito mostra, esposizione, conferenza e riunione.
Letizia Pandolfini, CEO di Antonio Mattei, ha raccontato: “Antonio Mattei era figlio di un fornaio e nipote di un fornaio. Noi portiamo avanti questo piccolo patrimonio del Made in Italy, quello dei cantucci di Prato, con orgoglio e passione. Il nostro sacchetto blu è un omaggio all’Italia”.
Ruggero Balma e Giuseppe Lenti Capoduri, bisnipoti dei due padri fondatori della storica Balma & Capoduri di Voghera (la città natale dell’autrice Camilla Sernagiotto, che ama definirsi innanzitutto una “casalinga di Voghera DOC”), hanno ricordato l’origine e l’evoluzione di due icone come la cucitrice Zenith e la colla Coccoina. “Facciamo ancora tutto in Italia perché ci teniamo a seguire tutti i processi. Oggetti belli, utili e che durino nel tempo,” ha spiegato Ruggero Balma. “Siamo votati a prodotti iconici che abbiano un forte legame con la nostra tradizione,” ha aggiunto Giuseppe Lenti Capoduri.
Barbara Cavicchia, General Manager di Algida Italia (Unilever), ha condiviso un dettaglio che ha fatto la storia: “Il Cornetto nasce nel 1959 da un’intuizione geniale di un dipendente dello stabilimento di Algida di Napoli. È stato così inventato il cono confezionato. E quel Cuore di panna, che orgogliosamente è raccontato nel libro di Camilla, è rimasto senza tempo”.
Paolo Daperno, Direttore Generale Bonetti SPA che produce Zafferano Tre Cuochi e Zafferano Leprotto, ha raccontato che “lo zafferano Leprotto nasce da un’intuizione di Gianni Mangini, che nel 1963 ha l’idea di mettere qualcosa che fino ad allora veniva venduto sfuso nelle drogherie… in bustina! Ed è così che ha rivoluzionato la tavola e i consumi”.
Davide Battaglia Brunaccini, di Bolton Group, in rappresentanza di un’icona secolare come il Borotalco, ha ricordato: “Borotalco nasce nel 1878 a Firenze e fa ancora parte della nostra quotidianità. Un gesto d’amore, un gesto di quando eravamo bambini”.
Irene Loreti di Bolton Group ha parlato di Omino Bianco, spiegando come quel marchio abbia “semplificato un gesto che prima era faticoso e laborioso. E la nostra iconica scatola rossa ha fondato la categoria degli additivi per bucato”. Aggiunge: “Siamo la marca numero uno per il mondo del bucato per numero di famiglie in Italia, la marca più presente nelle case degli italiani quando si parla di bucato. Se si chiede a Chatgtp qual è la marca italiana più famosa di smacchiatori per bucato… provate un po’ a vedere cosa vi risponderà”.
Andrea Bianchi (Bolton) ha parlato del tonno Rio Mare e della carne in scatola Simmenthal: “Rio Mare è il tonno numero uno in Italia e in Europa. Siamo presenti in oltre 40 Paesi. Simmenthal ha creato la propria categoria, diventando quasi sinonimo di carne in scatola in gelatina”. Ha ricordato come Simmenthal sia “un’altra grande invenzione italiana, creata negli anni Ottanta dell’Ottocento a Crescenzago, vicino Milano, grazie a Pietro Sada, che ebbe per primo l’idea di conservare in gelatina la carne lessata. Dopo una breve parentesi durante la quale Simmenthal è stata acquistata da un gruppo americano, nel 2012 Simmenthal è stata acquisita da Bolton Group ed è tornata italiana. Da non dimenticare è che negli anni ’50 e ’60 Simmenthal ha permesso a molti italiani di avere accesso alle proteine della carne”. Non da meno, Rio Mare – nato nel 1965 grazie all’intuizione di mettere tranci di tonno in lattine più piccole – “è arrivato sulle tavole di tutti gli italiani, più di 12 milioni di famiglie in Italia. Un’icona e un simbolo del cibo italiano, che ha portato nel mondo il gusto del nostro Paese. Senza mai tralasciare l’impatto sul pianeta, che per noi è molto importante: abbiamo a cuore la salute degli oceani, quindi puntiamo sulla pesca sostenibile e responsabile”.
Camille Distain ha tracciato il percorso del gruppo Bolton, “un’azienda italiana, nata dal sogno del nostro fondatore Joseph Nissim, imprenditore greco naturalizzato italiano, che dopo la guerra voleva portare i prodotti alle famiglie italiane”.
Maurizio Gardini, presidente di Conserve Italia SCA e in rappresentanza di Cirio, ha raccontato di come “Francesco Cirio, poco più che adolescente e analfabeta, sia stato in grado di mettere a punto il sistema di conserve. Tutte le scatolette per la razione K dei soldati italiani durante le guerre erano di scatolette Cirio, che facevano anche conserve animali”. Gardini ha ricordato come Conserve Italia ha vinto l’asta, strappando Cirio ai cinesi e mantenendo questo simbolo rosso una parte integrante della nostra identità tricolore. E pensare che “era il 1856 quando Francesco Cirio diede il via a Cirio, un’epoca in cui non c’era ancora il Made in Italy, non c’era ancora l’Italia”, ha sottolineato Gardini.
Anna Maria Portinaro e Carlo Molghea, proprietari dei mitici Krumiri Rossi, non sono mancati all’appello, arrivando dalla loro amata Casale Monferrato: “Facciamo i Krumiri Rossi da 74 anni. Mio nonno faceva il pasticcere, aveva visto quel marchio che gli piaceva molto, l’ha acquistato. Noi facciamo solo quel prodotto, uno solo, senza cambiare nulla. Facciamo parte proprio della città, la nostra Casale Monferrato. Abbiamo clienti in tutto il mondo, io lo dico sempre che noi siamo sempre stati lì, nella nostra azienda, motivo per cui non abbiamo viaggiato né visto il mondo, ma il mondo è venuto da noi, è passato da noi tutto quanto. La nostra vita non è lavoro e vita ma è tutt’uno: come si usava una volta, casa di sopra e bottega sotto. Siamo contenti di quello che abbiamo fatto. Abbiamo fatto il possibile, e continueremo a farlo”.
Orlando Walter Pera, CEO di Nicky Chini Srl e presente per Crema Sapone Cella, racconta come “il marchio Cella nasce nel 1899 a Milano da intuizione di Giuseppe Cella. Nel 1906 avviene un evento importante: a Milano arriva l’esposizione internazionale, il primo Expo. Giuseppe Cella partecipa per far vedere i suoi prodotti e vince la medaglia d’oro. Il suo negozio a Milano diventa così molto frequentato. Con l’avvento delle due guerre mondiali, ci si barcamena, si cerca di andare avanti. Nel dopoguerra arrivano i bagni nelle case degli italiani, e c’è quindi l’esigenza di curarsi. Giuseppe Cella vuole una confezione che faccia capire immediatamente cosa cambia passando dal barbiere al bagno di casa. Il signore che ci fa da simbolo, Felice (la nostra icona vintage sorridente) sta montando con il pennello la crema da barba e l’intuizione è che è… in pigiama! Per fare immediatamente capire a tutti che lo sta facendo nella toilette di casa”.
Gaetano Adolfo Maria di Tondo di Olivetti, Presidente dell’Archivio Storico Olivetti, racconta come “Lettera 22 l’abbiano usata tutti, dai giornalisti agli scrittori. Lettera 22 e tutti i prodotti Olivetti sono la sintesi tra tecnologia e innovazione. Olivetti era famosa per l’attenzione alle persone, alla comunità. E noi anche oggi continuiamo ad attualizzare i valori di ieri”.
Giampaolo Bassetti, Direttore Generale Gruppo Caviro in rappresentanza del Tavernello, ha spiegato che “Tavernello, che è il vino italiano più venduto al mondo, ha 44 anni di storia. Abbiamo portato qui con noi il primo esemplare, del 1983, da farvi vedere” e ha mostrato orgogliosamente il primo esemplare, custodito in una teca di vetro. “Tavernello è un prodotto italiano per tre ragioni: coraggio, fantasia, determinazione. La Caviro è una cooperativa di secondo livello che associa 14mila agricoltori in Italia. Il Tavernello è nato perché al tempo c’era sovrapproduzione di vino, dunque vi era la necessità di vendere questo vino. C cooperativa, il nostro obbiettivo è pagare al meglio i nostri soci agricoltori”.
Stefano Menozzi di Menozzi De Rosa, la mitica azienda specializzata in liquirizia che, tra le altre cose, ha inventato le caramelle Tabù (che ora sono di Perfetti Van Melle, un’altra azienda presente nei libri di Camilla Sernagiotto), ha raccontato: “Siamo alla terza generazione, mio nonno ha inventato le Tabù, che abbiamo portato avanti fino gli anni ’90. Lavoriamo con Perfetti Van Melle, Ferrero, Algida, lavorando sia con il prodotto nostro che con altre aziende. Siamo la terza generazione e speriamo di andare avanti”.
Anna Modolo, di Modiano, ha raccontato che la loro azienda “nasce come produttrice di cartine di sigarette, specializzandosi poi nel settore della cartellonistica pubblicitaria. La storia delle carte da gioco nasce in Cina tra l’Ottocento e il Mille. Si sviluppano in tutta Europa ma in Italia hanno un successo clamoroso. Fino alla metà del Novecento, in Italia quasi in ogni città c’erano tipografie che producevano mazzi di carte locali. Noi continuiamo a farlo, producendo tutti i tipi di carte regionali e locali. Del resto, come recita lo slogan di Modiano, seduti intorno al tavolo possono accadere cose straordinarie”.
Antonio Allegra e Giorgio Lasorte, che al Ministero delle Imprese e del Made in Italy hanno rappresentato la mitica Panini, hanno raccontato come tutto nacque nel 1945, quando la famiglia Panini acquistò un’edicola a Modena. “Le figurine esistevano già dall’Ottocento, ma Panini per prima le ha rese un prodotto. L’intuizione è stata quella delle figurine imbustate, da vendere a due a due assieme a un palloncino. Il risultato? Tre milioni di figurine, poi quindici milioni di figurine… Dopo vari passaggi di proprietà, Panini porta sempre avanti un cuore e un’impronta familiare”. Con emozione, Antonio Allegra afferma: “Quando si entra e si tocca con mano questa magia, si fatica ad andarsene via. Sono pezzi di carta adesiva, ma c’è qualcosa dentro quelle bustine, una vera e propria magia”. Sottolinea l’importanza a livello sociale: “La figurina si colleziona, si raccoglie, si scambia. È un momento di condivisione, di socialità, anche qualcosa di transgenerazionale (il nonno o il padre che collezionava le figurine e ora i figli e i nipoti). La figurina è per tutti ed è uguale per tutti, così come i calciatori delle figurine, che hanno tutti lo stesso spazio all’interno dell’album Panini”.
Eleonora Grattini di Acetaia Giusti spiega che la loro incredibile storia inizia nel 1605, dunque “quest’anno compiamo 420 anni, con ben 17 generazioni. Ancora oggi si parla di tradizione che incontra l’innovazione. Da noi vige una cura verso queste botti antichissime, che ancora oggi affinano aceti pluricentenari. Ma pensate che l’età media di chi lavora nella nostra azienda è di circa… 35 anni! Da qualche anno abbiamo inaugurato Casa Giusti, un borgo nella campagna modenese con museo aziendale e percorso degustativi e sensoriale. Nel 2024 abbiamo avuto la fortuna di accogliere 24mila visitatori. Aspettiamo tutti voi!”.
Una storia centenaria è anche quella di Venchi, di cui è stato presente al MIMIT per l’occasione il Brand Manager Alessandro Vetuschi: “L’azienda è nata147 anni fa a Torino, nel 1878, grazie a Silviano Venchi, sperimentatore di cioccolato. La cioccogelateria è la novità con cui qualche decennio fa è stato nuovamente consacrato il marchio Venchi. Oggi ci sono oltre 200 cioccogelaterie Venchi nel mondo, ma sappiate che ogni prodotto Venchi distribuito in tutto il mondo esce solo ed esclusivamente dal nostro unico stabilimento, in provincia di Cuneo, a Castelletto Cura. Le materie prime di cui ci serviamo sono anch’esse icone italiane, dalle nocciole piemontesi ai pistacchi di Bronte. E sappiate che abbiamo una regola in tutto il mondo, sia a Roma che a Pechino: chiunque entri nei nostri negozi, viene salutato con un ‘buongiorno’ rigorosamente in italiano entro cinque secondi da quando varca la soglia”.
Giacomo Bertocco, Group Communication & Sustainability Manager di Moon Boot e Tecnica Group, racconta del prodotto iconico nato dalla mente di Giancarlo Zanatta. “Il nostro fondatore – di cui vi porto i saluti assieme a quelli del presidente, il figlio Alberto Zanatta – dopo pochi giorni dall’allunaggio vide una gigantografia degli astronauti, e l’occhio cadde sulle calzature. Iniziò subito a fare bozzetti, e volle produrre il primo prototipo di questa scarpa. Era il 1969-1970 e lo scetticismo era tanto, ma invece è stato ripagato da un successo commerciale immenso. Oggi i nostri Moon Boot sono esposti dappertutto, MOMA compreso”.
Presente all’incontro anche Nicola Affronti, consigliere comunale della città di Voghera in cui Sernagiotto è nata e tutt’ora vive, e di cui nel 2023 è stata nominata cittadina benemerita per i risultati conseguiti in campo giornalistico e letterario. “Camilla è una delle migliori ambasciatrici di Voghera, anche perché è una persona che mette passione in tutto quello che fa. Ed è una perfetta ambasciatrice anche del Made in Italy, proprio per il grande amore che nutre per i prodotti iconici italiani che voi qui oggi rappresentate. Con Camilla abbiamo presentato questo libro in un posto molto particolare, un luogo in cui io e lei andiamo come volontari da 15 anni: il carcere di massima sicurezza di Voghera, dove ci sono 400 detenuti di cui almeno 350 per reati associativi e quindi magari dentro da più di vent’anni. Presentando questo libro, molti di loro si sono commossi: per persone che da decenni hanno la privazione della libertà, questi prodotti sono un ricordo, un’identità, qualcosa da cui sono stati rappresentati prima di entrare in carcere ma che da cui ancora si sentono rappresentati. Questa cosa è bellissima perché Camilla è riuscita a trasmettere a chi non ha più il bene più importante che esista, ossia la libertà, la voglia di raccontare, di raccontarsi e un modo per commuoversi, facendo emergere l’orgoglio di essere italiani”.
Presente anche Sabrina Bassan della Fondazione Carta Etica del Packaging e dell’Istituto Italiano Imballaggio: “Rappresentiamo più di 400 aziende. Abbiamo conosciuto Camilla Sernagiotto quando è uscito il suo precedente libro, Senza scadenza, che parla di packaging iconici. Ciò che Camilla ha capito è quello che crediamo anche noi, ossia che l’imballaggio non è solo funzionale, non è solo un involucro ma ha un valore culturale, ha un’importanza a livello di identità, fa proprio parte del prodotto”.
E nel clima teso post annuncio relativo ai dazi, una notizia confortante è giunta da uno dei banchi del Parlamentino del Ministero del Made in Italy, quando Corrado Minervini e Daniela Di Cosola dell’agenzia di Bari Cube SPA, che organizza grandi eventi musicali e artistici ed è parte del Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali, ha concluso con le seguenti parole: “Che bello essere in Italia, è questo che ci viene in mente quando sentiamo queste storie! La nostra agenzia si è innamorata delle pagine dei libri di Camilla Sernagiotto, Senza scadenza e Cose molto italiane. Vogliamo portare queste pagine, queste storie, queste icone del Made in Italy nel museo numero uno di questi capolavori nostrani: facciamo parte del Consiglio Nazionale dei Centri Commerciali e vogliamo quindi raccontarvi attraverso le esposizioni di prodotti nelle gallerie dei centri commerciali, che sono i musei in cui da sempre sono esposti questi vostri – e nostri – capolavori. Vogliamo arricchire l’esperienza delle varie mostre con laboratori di design legati al made in Italy rivolti ai giovani e con attività immersive grazie alla realtà virtuale con cui potremmo mostrare ai giovani come sono nate tutte queste meravigliose cose molto italiane”.
Una giornata in cui il libro di Camilla Sernagiotto è diventato un manifesto corale dell’Italia che produce, resiste e incanta. Un’Italia che non è fatta solo di oggetti, ma di storie, visioni e identità condivise. Un’Italia che, oggi più che mai, merita di essere raccontata.
Fotografie di Cosimo Sinforini










